

137. La nuova frontiera di cui vi sto parlando non  una serie di
promesse, bens una serie di sfide.

Da: J. F. Kennedy, Discorso del 14 luglio 1960 alla convenzione
democratica, in J. Fitzgerald Kennedy, Discorsi,  a cura di L.
Ciollaro, Travagliato, Brescia, 1965.

Durante il discorso di accettazione della nomination alla
presidenza degli Stati Uniti, tenuto alla convenzione democratica
di Los Angeles il 14 luglio 1960, e del quale riproduciamo qui
alcuni passi, John Fitzgerald Kennedy lanci lo slogan della
nuova frontiera. Esso rappresentava un'efficace sintesi del
programma di politica interna ed estera che egli intendeva
attuare. La nuova frontiera da raggiungere era quella del
progresso economico e civile, del benessere unito alla giustizia
sociale, della integrazione razziale e della distensione
internazionale. Per la realizzazione di tale programma John
Kennedy faceva appello allo spirito dei pionieri, il cui motto non
era ciascuno per se stesso, ma tutti per la causa comune,
rilanciava in termini nuovi la sfida fra le grandi tradizioni
democratiche dell'Occidente e il collettivismo autoritario del
comunismo, e stimolava l'orgoglio nazionale avvertendo che la
frontiera di cui parlava non assicurava promesse, ma solo sfide,
era ricca di sconosciute occasioni, ma anche di minacce e di
pericoli.


Oggi il nostro interesse deve essere per il futuro. Perch il
mondo sta cambiando, una era si  chiusa. Il vecchio non ci sar
pi..
All'estero gli equilibri di potere stanno cambiando. Ci sono armi
nuove e sempre pi terribili, nazioni nuove e insicure, nuove
pressioni di popolazioni e deprivazioni. Un terzo del mondo, si 
detto, potrebbe essere libero, ma un terzo  vittima di crudeli
repressioni e l'altro terzo e imprigionato dai tormenti della
povert, della fame, dell'invidia. E' liberata pi energia dal
risveglio di queste nuove nazioni che dalla stessa fissione
dell'atomo.
Nel frattempo l'influenza del comunismo  penetrata profondamente
in Asia, e a cavallo del Medio Oriente e ora ci avvelena a novanta
miglia dalle coste della Florida. [...].
Il mondo  stato gi vicino alla guerra, ma ora l'uomo, che 
sopravvissuto a tutte le precedenti minacce alla sua esistenza, ha
preso nelle proprie mani il potere di sterminare tutte le specie
pi di sette volte.
Qui in patria, il cambiamento di aspetto del futuro  ugualmente
rivoluzionario. Il new deal e il fair deal [programma di politica
economica e sociale, varato dal presidente  Truman in continuit
con il new deal rooseveltiano] erano misure coraggiose per le
generazioni di allora, ma questa  una generazione nuova.
Una rivoluzione tecnologica nell'agricoltura ha condotto a un
eccesso di produzione, ma non abbiamo ancora imparato a
imbrigliare tale esplosione utilmente, proteggendo i diritti dei
nostri agricoltori a un reddito equo.
Una rivoluzione della popolazione urbana ha sovraffollato le
nostre scuole, e accresciuto lo squallore dei nostri slums.
Una rivoluzione pacifica per i diritti umani che chieda la fine
delle discriminazioni razziali in tutte le parti della nostra
comunit ha messo in tensione il guinzaglio imposto dalla timida
leadership dell'esecutivo.
Una rivoluzione medica ha allungato la vita dei nostri pi anziani
concittadini senza provvedere alla dignit e alla sicurezza che
gli ultimi anni meritano. E una rivoluzione di macchine rimpiazza
gli uomini nelle miniere e nelle fabbriche dell'America, senza
dare loro reddito o addestramento o provvedere al loro bisogno di
pagare il medico di famiglia, il droghiere, o il padrone di casa.
C' anche un cambiamento, uno slittamento, nelle nostre forze
intellettuali e morali. Sette poveri anni di siccit e carestia
hanno bruciato il campo delle idee. Un morbo maligno  sceso nei
nostri acquedotti e una secca putrefazione a partire da Washington
ha preso a colare su ogni angolo dell'America. Troppi americani
hanno perduto la loro strada, la volont e il senso di una ragione
storica.
E' giunto il momento, in breve, di una nuova generazione di
governanti, uomini nuovi per tenere testa ai nuovi problemi e alle
nuove opportunit.
In tutto il mondo, e in particolare nelle nazioni pi giovani, i
giovani vanno al potere - e non sono legati alle tradizioni del
passato -, giovani che non sono prigionieri delle vecchie paure,
dei vecchi odi e delle vecchie rivalit. Giovani che respingono
slogan, delusioni e sospetti.
Quello che sar il candidato repubblicano, naturalmente,  anche
lui un giovane. Ma il suo approccio  vecchio come il McKinley
[massiccio dell'Alaska, la montagna pi alta dell'America
settentrionale]. Il suo partito  il partito del passato. [...] La
loro promessa  una promessa per lo s tatus quo, e oggi lo status
quo non ci pu essere. Per questo oggi io sto rivolto verso Ovest,
quell'Ovest che una volta era l'ultima frontiera. Dalle terre che
si estendono per tremila miglia dietro di me, i vecchi pionieri
trassero la loro sicurezza, il loro benessere e qualche volta le
loro energie per costruire un nuovo mondo qui all'Ovest. Non erano
prigionieri dei loro dubbi. Il loro motto non era ciascuno per se
stesso, ma tutti per la causa comune. Erano determinati a
costruire un nuovo mondo forte e libero, i pericoli e le
avversit, per conquistare i nemici che minacciavano dentro e
fuori.
Oggi qualcuno potrebbe dire che questa lotta  finita, che tutti
gli orizzonti sono stati esplorati, che tutte le battaglie sono
state vinte, che non c' pi una frontiera americana.
Ma io credo che nessuno in questa vasta assemblea la penser cos.
Perch i problemi non sono tutti risolti, e le battaglie non sono
tutte vinte. E noi oggi siamo sul confine di una nuova frontiera:
la frontiera degli anni Sessanta, una frontiera di possibilit e
di pericoli sconosciuti, una frontiera di speranze e di minacce
non realizzate.
La nuova libert di Woodrow Wilson promise al nostro paese un
nuovo schema politico ed economico; il new deal di Franklin D.
Roosevelt ha promesso sicurezza e aiuto ai bisognosi. Ma la nuova
frontiera di cui vi sto parlando non  una serie di promesse,
bens una serie di sfide. E si concreta non in quello che io
intendo offrire al popolo americano; ma in quello che io intendo
chiedergli. Fa appello al suo orgoglio, non al suo benessere,
contiene la promessa di maggiori sacrifici anzich quella di
maggiore sicurezza. Ma la frontiera esiste, che lo vogliamo o no.
Al di l di essa stanno le immensit inesplorate della scienza e
dello spazio, i problemi insoluti della pace e della guerra, della
povert e della eccedenza di produzione. Sarebbe pi agevole
ritirarsi da questa nuova frontiera e guardare alla tranquilla
mediocrit del passato, farsi cullare dalle buone intenzioni e
dall'altisonante retorica. Chi preferisce questa via non dovrebbe
votare per me anche se  del mio partito. Ma io ritengo che i
tempi richiedano innovazione, immaginazione, coraggio e costanza.
Io chiedo a ciascuno di voi di essere dei novelli pionieri sulla
nuova frontiera. Mi rivolgo ai giovani di cuore, di ogni et, ai
forti dello spirito, di qualunque partito, a tutti coloro che
rispondono al dettato biblico: Sii forte e abbi coraggio; non
temere e non sarai atterrato. Poich  il coraggio e non la
compiacenza di cui oggi abbiamo bisogno, la capacit di condurre 
quella che dobbiamo avere, non quella di smerciare. E la sola
prova concreta di una leadership  l'attitudine a guidare, a
guidare con determinazione. [...]
Ci potranno essere quelli che desiderano sentire pi promesse
rivolte ad un gruppo o ad un altro, una retorica pi dura contro
gli uomini del Cremlino, pi sicurezze su un futuro dorato, dove
le tasse diminuiscono sempre e i sussidi aumentano. Ma le mie
promesse sono nella piattaforma che voi avete accettato, possiamo
avere fiducia nel futuro solo se abbiamo fiducia in noi stessi.
Poich l'aspetto pi complesso della questione  che ci troviamo
alla frontiera della svolta nella storia. Dobbiamo dimostrare
ancora se questa nazione - o qualsiasi altra nazione cos
concepita - con la sua libert di scelta, la sua ampiezza di
possibilit, la sua gamma di alternative, pu competere con lo
sviluppo guidato da una sola mente, come accade nel sistema
comunista. Pu durare una nazione organizzata e governata come la
nostra? Questo  il vero problema. Abbiamo la prontezza e la
volont? Possiamo andare avanti in un'epoca dove saremo testimoni
non solo di nuovi sviluppi nel campo delle armi di distruzione, ma
anche della gara per la conquista del cielo e della pioggia,
dell'oceano e delle maree, dello spazio infinito e della mente
degli uomini? Siamo all'altezza del compito? Siamo allo stesso
livello della sfida? Vogliamo uniformarci al sacrificio russo del
presente per il futuro, o dobbiamo sacrificare il nostro futuro
con lo scopo di goderci il presente? Questo  l'interrogativo
della nuova frontiera. Questa  la scelta che la nostra nazione
deve fare, una scelta non solo tra due uomini o due partiti ma tra
l'interesse pubblico e quello privato, tra la grandezza nazionale
e il declino nazionale, tra la fresca aria del progresso e la
stagnante atmosfera della normalit, tra la dedizione
determinata e la strisciante mediocrit. L'umanit intera sta
aspettando la nostra decisione. Un mondo intero attende di vedere
che cosa faremo. Non possiamo distruggere la fiducia degli altri,
non possiamo non tentare. Abbiamo fatto molta strada da quel primo
giorno di neve nel New Hampshire a questa citt affollata per la
convenzione. Adesso comincia un altro lungo viaggio, che mi
porter nelle vostre citt e nelle vostre case per tutta
l'America. Datemi il vostro aiuto, la vostra mano, la vostra voce,
il vostro voto. Ricordate con me le parole di Isaia: Quelli che
aspettano il Signore rinnoveranno la loro forza, saliranno in alto
con le ali, come aquile, correranno e non saranno deboli. Poich
noi siamo pronti ad affrontare la sfida in arrivo, anche noi
aspetteremo il Signore e a Lui chiederemo che rinnovi la nostra
forza. Poi saremo all'altezza della prova. Poi non saremo deboli.
E poi prevarremo.
